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Dirigente politico ucciso dalla mafia. Il delitto è rimasto impunito
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28 febbraio 2006

Anche la psicologia studia i rapporti tra mafia e politica


Il silenzio dei politici sulla mafia. Lo psicologo: "Sono angosciati"

Le università di Palermo e di Padova hanno messo in campo i migliori esperti di psicologia per studiare i pensieri che passano nella testa dei mafiosi e di coloro che si trovano quotidianamente a fronteggiarla. La ricerca è appena iniziata e ha già trovato un ostacolo non indifferente nella categoria che più di tutte dovrebbe contrastare lo strapotere dei boss: la classe dei politici e più in particolare degli amministratori locali. I ricercatori hanno bussato alle porte di molti Comuni della Sicilia occidentale: i politici di maggioranza e opposizione si sono detti disponibili a rispondere ai questionari. Ma poi non si è presentato nessuno.

«Questa assenza mi sembra già un dato molto significativo - dice il professore Girolamo Lo Verso, ordinario di Psicologia a Palermo, che coordina la ricerca - la mafia sembra restare un tabù per i politici siciliani, anche e soprattutto per quelli onesti. La motivazione sta tutta in un terribile blocco psicologico, che è allo stesso tempo individuale e antropologico. Da un lato, gli amministratori appaiono pressati dal sistema clientelare mafioso, con le sue richieste e le minacce. Dall´altro, sono preoccupati per l´azione della magistratura e delle forze dell´ordine».
Politici sull´orlo di una crisi di nervi: non riescono a raccontare cosa vuol dire oggi amministrare in terra di mafia. Perché nel profondo del loro animo hanno paura. «È bene chiarire che non siamo di fronte a un atteggiamento omertoso - spiega Lo Verso - nell´animo dei politici leggo una profonda angoscia, che è diventata un blocco».

I questionari rimasti in bianco non hanno fermato i ricercatori. Anche perché il tema della politica di fronte alla mafia è solo un aspetto di un lavoro più ampio che le Università di Palermo e Padova vogliono portare avanti. "Come pensa la mafia" è il titolo di questo percorso di analisi, che cerca di entrare nei meccanismi più intimi del sentire dei siciliani, per scoprire poi cosa costituisce l´identità mafiosa. Sabato mattina il progetto verrà presentato nell´aula consiliare del Comune di Marsala, che è tra i finanziatori dell´iniziativa. Con il professore Lo Verso stanno lavorando i colleghi di Padova Alessandro Salvini e Ines Testoni, i palermitani Maria Di Blasi e Francesco Di Maria, la sociologa Alessandra Dino e il ricercatore Antonino Anastasi, della facoltà di Scienze politiche di Messina.

L´atteggiamento della politica nei confronti della mafia resta uno dei punti centrali nell´analisi dei ricercatori. Per questo gli psicologi si ripromettono di consegnare il questionario non solo agli amministratori locali ma anche a due gruppi ben precisi: militanti di Forza Italia e dei Democratici di sinistra. Quali parole usano, come interpretano la realtà? I politici saranno chiamati a rispondere ad alcune domande, ma anche a raccontare una storia e poi a commentare una sequenza di immagini simbolo, rigorosamente in bianco e nero. C´è anche quella di un testimone di fronte a un giudice, nell´aula bunker dell´Ucciardone.

Lo Verso e gli altri esperti sono al lavoro. Fra le righe della ricerca sta già nascendo una categoria nuova della politica e della psicologia: il "cuffarismo", un misto di politica e baci. Presto, pure il "cuffarismo" finirà sul lettino dello psicologo: anche perché sembra piacere ai siciliani, almeno ai tanti che fino a oggi hanno votato per Totò Cuffaro.

Salvo Palazzolo

da La Repubblica





permalink | inviato da il 28/2/2006 alle 0:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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